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Chi documenta cosa?

Nel 2007 gli infortuni totali sul lavoro denunciati all'INAIL sarebbero 914.600, di cui un elevatissimo numero di incidenti mortali.
Non c'è telegiornale, rivista o dibattito pubblico nel quale non si parli di sicurezza sul posto di lavoro.
C'è da dire che l'uso errato e improprio di macchine o impianti rappresenta spesso una delle cause di infortunio, sovente di grave entità.
Ma come sviluppare la sicurezza in questo ambito?

La legislazione dichiara che "il manuale di istruzioni è parte integrante della macchina. Esso è il mezzo tramite il quale il fabbricante ed il progettista si rivolgono all'utilizzatore per illustrargli il funzionamento della macchina e le caratteristiche di integrazione uomo-macchina."
Sebbene le norme esistano quello che manca però è un'altra cosa.
Manca ormai da troppo tempo il riconoscimento ufficiale di una professione che sul campo opera già da anni ma che non è definita in modo chiaro della legislazione
italiana.
La figura del "technical writer", colui cioè che è specialista nel progettare, creare, mantenere ed aggiornare la documentazione tecnica di prodotto.
Se guardiamo oltreoceano, ci accorgiamo che la STC Society for Technical Communication, che racchiude i professionisti americani di questo settore, è nata nel
1957. Ben 50 anni fa.
Non essendoci una regolamentazione in merito tutti possono fare documentazione.
Sarebbe come dire che tutti possano progettare un edificio senza essere geometri o ingegneri.
Documentare non significa soltanto spiegare il funzionamento della macchina o presentarne i pregi.
Documentare significa raccogliere informazioni, analizzare l'oggetto, comprendere le caratteristiche del pubblico al quale è destinato e produrre una documentazione accurata, completa, non ambigua e concisa.
Parlando di sicurezza, quando ci si imbatte in manuali mancanti di informazioni essenziali, scarsamente comprensibili o male organizzati viene da pensare alle parole di uno scrittore americano che diceva: "Non si scrive per dire qualcosa, si scrive perché si ha qualcosa da dire" (Francis Scott Key Fitzgerald).

Marino Bevini è titolare di Unistudio

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